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Ho perso il conto di quante volte sono atterrata a Bristol e ho preso il bus verso sud. Lo riconosco dal cambiamento dell’aria, prima ancora di vedere il Tor stagliato contro il cielo del Somerset. Glastonbury Avalon non è un luogo dove si arriva. È un luogo dove si torna.
Ho viaggiato in tutto il mondo. So distinguere un luogo bello da un luogo vivo. Glastonbury è entrambe le cose, ma è soprattutto questo: un luogo dove qualcosa di sottile ma inequivocabile si muove. Gli scettici la chiamano suggestione. Io la chiamo realtà di un ordine diverso.
Questa non è una guida turistica. È quello che vedo io ogni volta che ci vado — con gli occhi di una Sacerdotessa di Avalon formata presso il Glastonbury Goddess Temple, che a Glastonbury Avalon torna regolarmente per celebrare, collaborare, e servire la tradizione in cui si è formata.
Se stai pianificando un viaggio a Glastonbury Avalon, o se semplicemente senti che questo posto ti chiama senza ancora capire perché, spero che queste parole ti servano da mappa — non delle strade, ma dello spazio interiore.
Glastonbury Avalon: uno Stargate nel cuore dell’Inghilterra
Prima di parlare dei singoli luoghi, vale la pena dire qualcosa su cosa è Glastonbury Avalon nel suo insieme, perché ridurla a un elenco di attrazioni sarebbe un errore.
Glastonbury è considerata da molte tradizioni spirituali il chakra del cuore del pianeta: il punto in cui la rete energetica della Terra — le ‘ley lines‘ o linee teutoniche — si concentra con un’intensità particolare. La linea di San Michele, una delle principali arterie energetiche dell’Europa occidentale, attraversa esattamente questo territorio, collegando Glastonbury a St. Michael’s Mount in Cornovaglia, a Mont Saint-Michel in Normandia, la Sacra di San Michele in Italia, fino a Gerusalemme. Non è folklore moderno: le chiese medievali dedicate a San Michele furono costruite sistematicamente su questa linea, seguendo — consapevolmente o meno — una qualità del terreno che culture diverse hanno percepito come sacra per millenni.
Per la tradizione avaloniana, Glastonbury Avalon è anche qualcosa di più specifico: uno Stargate, un portale tra i mondi. L’isola di Avalon — che fisicamente esisteva, circondata da paludi fino al XII secolo — era nella mitologia celtica l’Altro Mondo: il luogo dove il velo tra il visibile e l’invisibile si assottiglia, dove il tempo si piega, dove è possibile ricevere visioni, guarigioni, messaggi. Questo non è metafora: è la mappa spirituale con cui la tradizione del Glastonbury Goddess Temple lavora, una mappa che chiunque abbia trascorso del tempo a Glastonbury con la giusta presenza sa riconoscere come vera.
Il Glastonbury Tor: l’asse del mondo
Il Tor è la prima cosa che si vede arrivando a Glastonbury Avalon. Una collina conica, alta 160 metri, che domina la pianura del Somerset con una presenza che non è solo geografica. In cima, la torre di San Michele — tutto ciò che rimane di una chiesa trecentesca — si staglia contro il cielo come un dito puntato verso qualcosa che le parole non raggiungono facilmente.
“Tor” viene dal celtico e significa semplicemente “collina alta”. Ma quello che lo distingue da qualsiasi altra collina è la serie di terrazze a spirale che lo avvolgono — sette livelli, che alcuni studiosi interpretano come un antico labirinto rituale, un labirinto minoico, un percorso iniziatico che conduceva al vertice. Chi conosce la tradizione avaloniana sa che salire al Tor non è una passeggiata: è un atto di pellegrinaggio. Ogni giro di spirale corrisponde a un livello di consapevolezza, di integrazione, di guarigione.
Al suo interno, secondo alcune tradizioni, si trovano le caverne del Re del Mondo Sotterraneo — Gwyn ap Nudd nella mitologia gallese, il guardiano dell’Altro Mondo. Ai piedi del Tor scorrono due sorgenti sacre: quella di acque ferrose, rosse come sangue, e quella di acque calcaree, bianche come latte. Due forze complementari — maschile e femminile, solare e lunare — che emergono dalla stessa radice, dalle profondità di Glastonbury Avalon.

Il Chalice Well: le acque rosse di Glastonbury Avalon
I Chalice Well Gardens sono, per me, uno dei luoghi più facilmente accessibili al cuore di Glastonbury Avalon. Appena si entra nel giardino, qualcosa rallenta — il respiro, il passo, il ritmo interno. L’acqua ferruginosa che sgorga dalla sorgente ha colorato di rosso-arancio le pietre del percorso per millenni: il colore del sangue, della vita, del ciclo.
La tradizione associa il Chalice Well al Graal — la coppa sacra che nella mitologia cristiana raccoglie il sangue di Cristo, e che nella tradizione molto più antica che questa eredita era il calice della Dea: il grembo del mondo, il contenitore dell’acqua della vita. Il pozzo stesso ha una copertura in ferro battuto con il simbolo del vesica piscis — due cerchi sovrapposti, simbolo dell’intersezione tra i mondi, dell’unione tra sacro femminile e sacro maschile, dell’apertura tra dimensioni.
Bere quest’acqua è un atto rituale. Immergervi le mani, o stare in silenzio accanto alla piscina di risorgiva, è uno dei modi più diretti che conosco per sentire Glastonbury Avalon nel corpo, oltre che nell’anima e nel cuore.
La White Spring: il grembo di Glastonbury Avalon
Di fronte al Chalice Well, attraverso la strada, c’è un edificio vittoriano che sembra una normale costruzione di mattoni. Dentro, il buio. L’umidità. Il suono dell’acqua che scorre su pietre illuminate da innumerevoli candele. Candele. Altari alla Dea e al Dio.
La White Spring è gestita da volontari come spazio sacro aperto alla comunità di Glastonbury Avalon. Le sue acque — bianche, calcaree, prive di ferro — sono l’altra faccia del Chalice Well: dove quelle erano rosse e ferruginose, queste sono chiare e lunari. Insieme formano la polarità che governa questo territorio.
Dentro la White Spring non si fa turismo. Si entra in silenzio, si siede, si ascolta. Ci si bagna ritualmente. È uno dei pochi luoghi al mondo in cui ho sentito il tempo fermarsi davvero — come esperienza fisica. Se siete a Glastonbury Avalon e non entrate qui, avete perso la cosa più importante.
L’Abbazia di Glastonbury: dove i mondi si sovrappongono
Le rovine della Glastonbury Abbey sono tra le più evocative d’Inghilterra. La chiesa originale — secondo la tradizione, la prima chiesa cristiana della Britannia — fu fondata, si dice, da Giuseppe d’Arimatea, lo zio di Gesù che secondo i Vangeli ne curò la sepoltura. La leggenda vuole che Giuseppe arrivasse a Glastonbury portando con sé il Santo Graal e lo seppellisse ai piedi del Tor, dove per sempre avrebbe alimentato la sorgente del Chalice Well.
A questa si intreccia un’altra figura: quella di Maria Maddalena, che alcune tradizioni spirituali — non ortodosse ma tutt’altro che recenti — associano a questo luogo come custode di una linea di trasmissione spirituale alternativa a quella ufficiale. La Maddalena non come peccatrice redenta, ma come iniziata, come Sacerdotessa, come portatrice di una gnosi femminile sopravvissuta nei margini, e oggi riemersa nel sacro femminile.
Nel 1191, durante gli scavi per ricostruire l’abbazia dopo un incendio, i monaci dissero di aver trovato una tomba con un’iscrizione: Hic iacet inclitus Rex Arturius in insula Avalonia — “Qui nell’isola di Avalon giace il famoso Re Artù”. La pietra tombale è scomparsa, ma la tomba si può ancora vedere. Che sia quella vera, o no, non cambia ciò che questo luogo racconta: strati di sacro sovrapposti, tradizioni diverse che riconoscono nella stessa terra qualcosa che trascende i propri confini.

Il Glastonbury Goddess Temple: il cuore vivo di Avalon
In un ingresso laterale nel pieno centro di Glastonbury si trova il luogo che per me ha il significato più grande: il Glastonbury Goddess Temple.
Fondato da Kathy Jones negli anni Novanta, il Glastonbury Goddess Temple è il primo e unico Tempio della Dea riconosciuto ufficialmente come luogo di culto nel mondo occidentale contemporaneo. Non è un centro yoga. Non è un negozio olistico. È un Tempio nel senso più preciso del termine: uno spazio consacrato, con una comunità Sacerdotale attiva, cerimonie stagionali e lunari regolari, e una tradizione trasmessa con continuità da chi la vive dall’interno.
È qui che mi sono formata. È qui che torno come Sacerdotessa celebrante, partecipando e co-organizzando le celebrazioni stagionali in inglese con la comunità internazionale del Tempio, nonchè quelle di persona per la comunità locale e i pellegrini da tutto il mondo. Quando sono a Glastonbury, non sono una turista: sono a casa, all’opera, al servizio.
Visitare il Glastonbury Goddess Temple è possibile 365 giorni l’anno, dalle 12 alle 16, e aperto a tutti. Entrate con rispetto, silenzio, e la disponibilità a essere sorpresi da qualcosa che non assomiglia a nient’altro che abbiate visto.
Se volete approfondire, ho scritto un blog dedicato: Il Glastonbury Goddess Temple: Guida al Tempio della Dea di Avalon.
Vieni a Glastonbury Avalon con me
Glastonbury Avalon si visita da soli, certo. Ma c’è un modo di vivere questo posto che non è disponibile su nessuna guida turistica: quello di entrarci con qualcuno che lo conosce dall’interno, che sa quando il Tor è meno affollato, che può portarti nella White Spring nel momento giusto, che conosce tutti i ‘tips & tricks’ locali, e che legge l’anima di questa sacra terra con occhi formatisi qui per anni.
Quando sono a Glastonbury Avalon, propongo una giornata esperienziale — non una visita guidata, ma un atto condiviso di pellegrinaggio nei luoghi di potere di Avalon. Le date dipendono dai miei soggiorni: contattami per conoscere le prossime partenze.
Se Glastonbury Avalon ti chiama ma non riesci ancora ad arrivarci — per costi, logistica, o semplicemente perché il momento non è ancora quello giusto — la tradizione avaloniana è accessibile anche da qui. I miei percorsi formativi online e il ricco calendario di eventi a Milano nascono esattamente da questa tradizione, e portano Avalon dove sei tu, qui e ora.
Ti aspetto al Tempio, Anna Sacerdotessa della Dea e di Avalon
Sono Sacerdotessa della Dea e di Avalon, Dottoressa di Ricerca (PhD) in Norreno Antico, e Fondatrice del Tempio Internazionale della Dea a Milano. Mi sono formata presso il Glastonbury Goddess Temple in Regno Unito, dove torno regolarmente come Sacerdotessa celebrante per le celebrazioni stagionali e per giornate esperienziali in loco. Glastonbury non è una destinazione nel mio percorso: è parte integrante del mio essere.